Povertà e ricchezza – 10 anni dalla Laudato si’.
In compagnia della nostra amica Oriana Leone – cofondattrice del circolo Laudato si’ di Tricase (LE) “Don Tonino Bello” e operatrice Caritas della diocesi salentina di Ugento-Santa Maria di Leuca – proseguiamo le nostre riflessioni maturate nel decimo anniversario della promulgazione della enciclica Laudato si’ di papa Francesco.
Il grido della Terra è il grido dei poveri. Papa Francesco ha scritto di «antropocentrismo moderno» (LS 115), «eccesso antropocentrico» (LS 116), «sogno prometeico di dominio sul mondo» (LS 116). Abbiamo raggiunto importanti traguardi tecnologici, ma ci siamo impoveriti di fraternità e di relazioni redente.
Vocazione alla salvezza universale
Per molto tempo il dolore personale mi ha fatto temere quello degli altri. Avvicinarmi a chi soffre mi metteva in difficoltà: sentivo che le ferite altrui erano sacre tanto quanto le mie, ma non sapevo come toccarle, come stare accanto senza invadere, senza sbagliare. Poi, lentamente, ho capito che non servono parole perfette né soluzioni immediate. Basta esserci, con rispetto, con silenzio, con una presenza che non fugge.
È lì che inizio a intuire il senso della vocazione alla salvezza universale: non come un progetto da realizzare, ma come una possibilità da abitare — ogni volta che resto accanto, che ascolto senza giudicare, che cammino senza fretta con chi fatica. È un modo umile di credere che il bene del prossimo non passa solo attraverso ciò che facciamo, ma attraverso ciò che siamo quando ci lasciamo toccare davvero.
Dottrina sociale e amore concreto
Uno dei principi che cerco di vivere, anche se non sempre ci riesco, è che se si ha in abbondanza – tempo, risorse, competenze, ascolto – non si dovrebbe scegliere se dare, ma sentire la responsabilità di farlo.
La dottrina sociale della Chiesa mi ha aiutato a comprendere che questa responsabilità non è solo morale, ma profondamente evangelica. Non si tratta di generosità occasionale, ma di giustizia, di corresponsabilità. Eppure non è sempre facile. Amare davvero significa uscire da sé, rinunciare al bisogno di essere compresi, di ricevere qualcosa in cambio…
Nell’enciclica leggiamo: «[…] Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia» (LS 118).
Mi sta aiutando a riscoprire il volto del Vangelo che si sporca le mani, che si fa vicino senza clamore…
In questi momenti, comprendo quanto siano preziosi, oltre all’impegno concreto, anche lo studio e il rafforzamento delle competenze…
Ed è lì che si impara ad andare oltre la paura: di non essere all’altezza…


