Young Days – Pescara
Si sono conclusi i Young Days di Pescara, due giorni intensi – il 22 e 23 gennaio – dedicati al futuro di Young Caritas. Tra workshop, testimonianze internazionali e momenti di confronto, i giovani partecipanti hanno riflettuto su cosa significhi oggi “fare comunità” e su come la freschezza delle nuove generazioni possa riattivare i processi di solidarietà in Italia. Eravamo presenti anche noi, Ilaria e Nicole, che stiamo svolgendo il servizio civile in Caritas e desideriamo continuare a vivere l’esperienza Caritas come giovani.
Ritorno alle origini: il coraggio di rompere gli schemi
Ad aprire i lavori è stato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, che ha richiamato l’eredità del fondatore di Caritas Italiana, monsignor Nervo, ribadita da San Paolo VI: «La sfida più grande è dare spazio ai giovani».
Oggi Young Caritas si pone l’obiettivo di tornare a quella visione radicale: non un semplice gruppo di volontariato, ma un laboratorio per ripensare le Caritas. L’invito è chiaro: partire da sé stessi, con un atteggiamento aperto e la voglia di scommettere su progetti capaci di rompere gli schemi tradizionali.
Abitare la comunità: oltre il “caso”, verso il legame
Il cuore tecnico della prima giornata è stato il workshop con Camilla Landi, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La riflessione si è sviluppata attorno al concetto di comunità, intesa non solo come spazio geografico, ma come intreccio di bisogni, culture e fasi della vita.
La prof.ssa Landi ha distinto tre livelli di lavoro sociale:
- lavoro di caso, orientato all’aiuto del singolo;
- lavoro di gruppo, rivolto a piccoli nuclei;
- lavoro di comunità, con una finalità collettiva che coinvolge direttamente i membri del territorio nella lettura dei propri bisogni.
Dall’approccio emancipatorio, volto a dare voce alle minoranze, al community development, orientato alla creazione di legami solidi, il messaggio è stato chiaro: per costruire il domani è necessario connettersi con chi vive la difficoltà e progettare insieme a loro, non solo per loro.
Dall’ascolto all’azione: il World Café e Spazio Mincio
Il confronto è poi proseguito attraverso il World Café, che ha visto i giovani protagonisti.
Dai tavoli di lavoro è emersa l’esigenza di “aprirsi per trovare nuove energie”, proponendo gemellaggi tra diocesi e l’utilizzo di nuovi strumenti, come i podcast, per intercettare i linguaggi giovanili.
Un esempio concreto di questa visione è stato la visita a Spazio Mincio, a Montesilvano. Un immobile confiscato alla criminalità è stato trasformato in un hub di innovazione sociale per under 35. Qui si costruiscono reti con chi è “fuori dai radar ecclesiali”, trasformando la legalità in opportunità attraverso il co-working, la musica – grazie ai laboratori con i minori stranieri del SAI – e la cittadinanza attiva.
Uno sguardo all’Europa: Empowerment e Formazione
Young Caritas non si ferma ai confini nazionali. Durante l’incontro sono stati presentati alcuni progetti europei, tra cui:
- il progetto YES (Youth Empowerment and Social Inclusion), un’iniziativa dell’Unione Europea che sostiene i giovani tra i 18 e i 30 anni nel diventare cittadini attivi attraverso mentoring e volontariato;
- il percorso di formazione LUMSA, un corso di 60 ore pensato per chi ha già vissuto l’esperienza Caritas e desidera professionalizzare il proprio impegno.
Oltre i confini: tra dialogo internazionale e sfide territoriali
La seconda giornata ha ampliato lo sguardo verso la dimensione internazionale e le sfide del lavoro, mostrando come il concetto di “confine” non sia solo geografico, ma spesso anche economico.
Particolarmente significativa è stata la testimonianza di Maria, rappresentante di Neve Shalom Wahat al-Salam. Il suo racconto ha riportato l’esperienza di un villaggio in Israele dove, dal 1972, convivono famiglie ebree e arabe. La Scuola di Pace ha mostrato come la convivenza parta dall’ascolto profondo dell’altro, un modello applicabile anche nelle periferie dei nostri territori.
Accanto alla dimensione internazionale, è emersa anche la realtà del Sud Italia attraverso la testimonianza di un giovane siciliano, costretto a trasferirsi a Torino per trovare un’occupazione dignitosa. Il suo racconto ha aperto un confronto sulla mancanza di opportunità nel Mezzogiorno. Dai tavoli di lavoro è emerso un auspicio condiviso: che le possibilità di crescita, innovazione e lavoro non siano un’esclusiva del Nord, ma si estendano anche al Sud. Fare rete nel proprio territorio, con istituzioni e terzo settore, è apparso come un passaggio necessario per permettere ai giovani di non dover lasciare la propria terra per vedere riconosciuto il proprio talento.
I Young Days di Pescara hanno confermato che Young Caritas è un cantiere aperto. La sfida per il futuro è farsi voce di chi sta ai margini, portare novità nei territori e continuare a credere che il cambiamento nasca dalla disponibilità dei giovani a “spendersi” senza riserve.


