112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
Domenica27 settembre, la Chiesa celebra la112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
In questa occasione, il Santo Padre, papa Leone XIV, nel suo Messaggio per la Giornata, ci invita a rivolgere uno sguardo particolare ai minori coinvolti nei flussi migratori mondiali, a partire dalle parole del Vangelo: «Anche uno solo di questi bambini» (cfr. Mt 18,10).
Già Papa Francesco, nel 2017, ci ricordava che i minori migranti sono «tre volte indifesi, perché minori, perché stranieri e perché inermi». È proprio a partire da questa particolare vulnerabilità che Papa Leone XIV ci invita oggi a rimettere al centro la protezione, la dignità e il futuro di ogni bambino e adolescente, secondo i valori cristiani dell’accoglienza, dell’ascolto e della fraternità.
Nel suo Messaggio, il Santo Padre richiama con forza la necessità di riconoscere la dignità infinita di ogni persona. Migranti e rifugiati non possono essere considerati semplicemente numeri, statistiche o un problema da affidare esclusivamente alle istituzioni: sono persone, con un volto, un nome, una storia e una speranza. È dunque umanamente e cristianamente necessario imparare a guardare negli occhi i nostri fratelli e le nostre sorelle che arrivano nel nostro Paese, in modo particolare i bambini e gli adolescenti; ascoltare le loro storie, conoscere le loro esperienze e aprirsi al confronto. Questo significa promuovere percorsi di accoglienza, educativi e spirituali capaci di andare oltre il semplice assistenzialismo, per costruire relazioni autentiche e comunità realmente inclusive. Siamo chiamati a essere persone e cittadini attivi, capaci di non rimanere indifferenti di fronte a ciò che accade nel mondo. La pace, infatti, non è qualcosa di lontano da noi e non può essere costruita soltanto attraverso le decisioni della politica o delle istituzioni. La pace prende forma anche nelle relazioni quotidiane, nella capacità di incontrare l’altro, di conoscerlo e di riconoscerlo come fratello.
In questa prospettiva, vale la pena condividere, proprio in occasione di questa Giornata, l’esperienza vissuta da tanti giovani provenienti da diverse sponde del Mediterraneo, tra cui Cipro, Betlemme e la nostra Diocesi, attraverso il percorso della Carta di Leuca. L’incontro tra giovani di culture, lingue e tradizioni differenti ha mostrato come proprio le differenze possano diventare una ricchezza e come la pace possa essere costruita concretamente, a partire dalle relazioni quotidiane. Durante la sua visita ai giovani partecipanti alla Carta di Leuca, il Patriarca Latino di Gerusalemme, Pier Battista Pizzaballa, ha ricordato: «Il Mediterraneo da sempre, da millenni, è sempre stato un incontro di culture, lingue, tradizioni differenti… le popolazioni si sono sempre incontrate, per cui ci sarà questa necessità di trovare le forme per conoscerci, perché tutte queste differenze diventino non qualcosa che spaventa». La nostra Diocesi, posta nel cuore del Mediterraneo, conosce da vicino la realtà delle migrazioni e le storie di quanti giungono sulle nostre coste alla ricerca di sicurezza, pace e futuro. Questa particolare collocazione geografica e umana ci ricorda che il Mediterraneo non può essere soltanto un luogo di passaggio o di separazione: è chiamato a diventare uno spazio di incontro, dialogo e fraternità.
Particolare interesse l’ impegno della nostra Caritas Diocesana, da una parte con lo sportello “Nessuno è straniero” accanto alle persone migranti, dal sostegno alla lingua italiana e all’aiuto nell’inserimento nelle comunità, dall’altra la condivisione di alcune progettazioni dell’Ambito Sociale di Gagliano del Capo, l’integrazione dei bambini nelle scuole primarie e il disbrigo di partiche amministrative presso gli uffici per gli immigrati dei 14 Comuni dello stesso Ambito Sociale. Inoltre significative le esperienze di accoglienza da parte delle nostre comunità cristiane, di intere famiglie di migranti, dove soprattutto i bambini vengono considerati figli delle nostre famiglie, non solo nei centri di accoglienza o nelle strutture preposte, ma molto di più attraverso un movimento quasi spontaneo, se pur sempre motivato dalle parrocchie, di famiglie che si affiancano ad altre famiglie, di bambini che si affiancano ad altri bambini, insegnandoci quanto la serena convivenza con gli stranieri, soprattutto se bambini, non solo non toglie nulla a noi e non deve certamente spaventare, anzi, porta un grande arricchimento in termini di umanità.
Non si tratta solo di percentuali da bilanciare, ma di persone, ancor più di bambini, da educare alla pacifica convivenza tra diversità etniche, per un vero futuro di pace che inizia proprio dai piccoli e da quanto proprio essi sono capaci di insegnarci.
Anche gli oratori oltre la scuola, possono fare tanto, in questo senso, favorendo e promuovendo la presenza di bambini stranieri ed includendo tutti.
Ovviamente anche qua vanno segnalate esperienze molto belle di comunità parrocchiali in cui le differenze tra stranieri e italiani negli ambienti oratoriali, non solo non esistono, ma quanto si realizza lo si fa mettendo al centro dell’iniziativa pastorale anche i bambini figli di famiglie con storia migratoria. Tutto questo, auspichiamo che, nelle nostre comunità venga promosso sempre di più.
È certo, che la sfida più impegnativa, che, come Chiesa, ci riguarda più da vicino, non è solo gestire l’emergenza migratoria, ma promuovere una cultura dell’accoglienza e perciò lavorare molto in ambito formativo, cominciando proprio dalle fasce più giovani delle comunità e collaborando col mondo della scuola. Per questo, l’invito che rivolgiamo alle nostre comunità parrocchiali è quello di accogliere, conoscere e ascoltare da vicino le storie dei migranti e dei rifugiati che arrivano nel nostro Paese, con una particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti. Non possiamo rimanere indifferenti davanti alla sofferenza di un bambino. Ogni bambino ha diritto a essere accolto, protetto, ascoltato e accompagnato nella crescita. La celebrazione di questa Giornata può diventare, nelle nostre parrocchie, un’occasione concreta per educarci all’incontro, per conoscere le realtà presenti sul nostro territorio, per promuovere momenti di ascolto e di condivisione e per rafforzare una cultura dell’accoglienza che sappia tradurre il Vangelo in gesti concreti.
Ugento, 23 settembre 2026
Don Fabrizio Gallo e don Lucio Ciardo

