Progresso umano – 10 anni dalla Laudato si’

Offriamo ai nostri lettoril’ultima delle dieci intervisterealizzate nel decennale della enciclica“Laudato si'”di papa Francesco. Abbiamo percorso il presente itinerario – umano e di fede – conOriana Leone, cofondatrice del circolo Laudato si’ “Don Tonino Bello” di Tricase (LE) eoperatrice Caritasnella diocesi salentina di Ugento-Santa Maria di Leuca; la ringraziamo per la dedizione e la passione che ci ha testimoniato:a servizio dei poveri, della Chiesa, del Regno divinoe dei fratelli che incontra quotidianamente.
Quando papa Francesco si occupa del“deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale”, egli – nella enciclica Laudato si’ – scrive di:esclusione sociale, disuguaglianza, frammentazione sociale, aumento della violenza, nuove forme di aggressività sociale, narcotraffico e crescente consumo di droghe tra i più giovani, perdita di identità, vero degrado sociale e silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale (cfr. LS 46); fa emergere, anche,«una profonda e malinconica insoddisfazione nelle relazioni interpersonali, o un dannoso isolamento» (LS 47). Auspica, inoltre, «un nuovo sviluppo culturale dell’umanità» (LS 47).
Quali ricchezze e quali limiti scorgi nell’attuale progresso umano?
Il progresso umano, oggi, somiglia aun fiume che scorre con grande Potenza; tuttavia, ha smarrito, in parte,la coscienza delle sue sorgenti e della sua foce.
Avanza, costruisce, collega;verso dove? E a vantaggio di chi?
Già Paolo VI, nellaPopulorum progressio(1967), metteva in guardia contro l’idea di sviluppo ridotto alla sola dimensione tecnica o economica.
Una visione ampia e profetica, che Giovanni Paolo II avrebbe poi rilanciato nellaSollicitudo rei socialis(1987), ricordando che il vero sviluppo èinseparabile dalla solidarietà, dalla libertà e dalla verità. Un progresso che lascia indietro interi popoli è un progressosolo apparente.
Papa Francesco raccoglie e approfondisce questa eredità, denunciando il «paradigma tecnocratico dominante» (LS 101), che trasformal’essere umano in un consumatore, la natura in un magazzino, le relazioni in strumenti. Non è un attacco alla tecnica in sé, ma all’egemonia di una visione che ha perdutoil senso del limite, la coscienza del legame, la capacità di custodire.

Eppure, come ogni fiume vero, anche questo tempo porta con sétracce di sorgente. In mezzo a crisi ecologiche, conflitti e nuove forme di disuguaglianza, si fanno spaziovoci e gesti che indicano una direzione diversa: un’economia più giusta, una cittadinanza più attiva, una spiritualità più incarnata, uno stile di vita più sobrio e relazionale.C’è un desiderio diffuso di senso, di giustizia, di pace.
Non siamo privi di strumenti. Ci manca spesso la direzione.E per ritrovarla, dobbiamo tornare a un’idea di sviluppo comevocazione e non come automatismo, comecammino condivisoe non come prestazione individuale.
Il progresso umano non è autenticose non genera giustizia, bellezza, libertà e relazioni. E io aggiungerei:non c’è futuro senza fraternità, né progresso senza cura.
Il defunto Vescovo di Roma non si stancava di sottolineare come la società contemporanea sia profondamente immersa in un «paradigma tecnocratico dominante» (LS 101.111) e abitata da una «esaltazione tecnocratica» (LS 118); questi puntano alla «massimizzazione dei profitti» (LS 109) e portano con sé un «eccesso antropocentrico» (LS 116). La sua analisi conclude:
Che tipo di persona umana – e di buona volontà – desideri incontrare nel nostro contesto occidentale?

Nel nostro tempo, sento il bisogno di incontrarepersone capaci di guardare senza filtrare la realtà attraverso griglie predefinite, che riconoscano la dignità dell’altro nella sua interezza, senza ridurlo a funzione delle proprie categorie culturali o spirituali.
Edward Said, inCultura e imperialismo (1993), ha mostrato come la letteratura occidentale, pur presentandosi come umanistica e universale, abbia spesso sostenuto un progetto coloniale attraverso una narrazione solo apparentemente neutra. La sua analisi ci invita asmascherare le forme di rappresentazione unilaterale, anche quelle più raffinate, e a riconoscere quanto spesso la cultura sia diventata strumento di dominio, anziché spazio di incontro.
Questa stessa logica, oggi, si ripropone sotto forme nuove: nei discorsi pubblici, nei media, persino in ambito ecclesiale, quando la pretesa di narrare l’altro si sostituisce al compito più umile e vero dell’ascolto. È per questo che desidero incontrare uomini e donne che abbiano il coraggio di spostarsi dal centro, capaci di rivedere convinzioni acquisite, e di abitare il confronto senza il bisogno di affermarsi.
Papa Francesco, inFratelli tutti, invita a costruire legami autentici, non fondati sull’uniformità, ma sulla prossimità che genera comunione. E inEvangelii gaudium, quando parla di “cultura dell’incontro”, ci spinge oltre la tolleranza formale, verso un modo di vivere in cui l’altro non è un ostacolo, ma una rivelazione possibile.
La persona di buona volontà che oggi cerco èchi sa tacere per far spazio all’altro, chi non pretende di comprendere tutto, ma si lascia toccare da ciò che non controlla. È chi vive la relazione non come possesso, ma come apertura. Chi lascia che il volto altrui sia volto, non riflesso. Chi rinuncia a dominare con la parola, e sceglie la verità del silenzio che ascolta e trasforma.
Di fronte a «un meccanismo consumistico compulsivo» e al «consumismo ossessivo» (LS 203), il Pontefice invitava ciascuno a «sviluppare una nuova capacità di uscire da se stessi verso l’altro, […] auto-trascendersi» (LS 208); rispetto a una coscienza isolata, a una autoreferenzialità e all’individualismo (cfr. LS 208).
A partire dal tuo vissuto di fede e dall’esperienza che stai maturando, in questo tempo, in ambito ecclesiale, quale chiamata alla conversione avverti nel profondo del cuore, affinché la carità divina risplenda maggiormente nel nostro mondo?
Nel silenzio della Parola, come lo ha vissutodon Tonino Bello, ho imparato che la carità non è l’eccezione del bene, ma il tessuto silenzioso dell’umano redento. Come scriveva:“Dio ci parla nel silenzio. Ma non in tutti i silenzi. Parla nel silenzio abitato, non in quello vuoto”. È lì che la carità di Dio si fa spazio, non per occupare, ma per generare.
Avverto la chiamata a unaconversione che non si misura con le opere, ma con la trasparenza dell’essere.
Una conversione che non produce effetti immediati, ma consente alla luce della carità divina di filtrare nel mondo attraverso gesti che non fanno rumore.
Oggi più che mai, sento l’urgenza di liberarmi dalla tentazione dell’efficienza e della visibilità, anche nei contesti ecclesiali.La carità non è un’attività da gestire, ma un’identità da abitare.
Non nasce dalla nostra generosità, ma dalla sorgente gratuita di Dio, che si riversa attraverso noi quando ci lasciamo trasformare.

Papa Francesco, nellaLaudato si’, ci invita a uscire dall’autoreferenzialità per «sviluppare una nuova capacità di uscire da sé verso l’altro» (LS 208). Ma questa uscita non è solo spaziale: è una decentratura spirituale, un passaggio silenzioso in cui la propria centralità cede il posto alla relazione.
Mi rendo conto, in questo tempo, che la carità più necessaria è quella che si lascia formare dalla realtà, che non si impone con l’iniziativa, ma accompagna con pazienza.È la carità che sa aspettare, ascoltare, non intervenire subito, ma abitare il vuoto senza fuggirlo.
La conversione che sento nel cuore è imparare a non colmare ogni spazio, a lasciare che l’altro emerga senza il mio controllo, a non trasformare la prossimità in occupazione.
È lasciare che Dio operi, anche nel silenzio, anche nell’oscurità.
È scegliere una carità che non si accende sotto i riflettori, ma brilla nei frammenti nascosti del quotidiano: nell’ascolto non giudicante, nella fedeltà alla parola data, nella discrezione di chi non cerca il proprio nome, ma rivela l’Altro.
Questa è la conversione che oggi mi interpella: diventare spazio trasparente, volto accogliente, parola che non sovrasta ma accompagna.
La carità di Dio non ha bisogno di essere celebrata, ma incarnata, è una finestra aperta su un tempo fragile.
Scrivo e il mio pensiero va a tutte le sorelle e i fratelli che abitano terre martoriate dalla guerra, dalle ingiustizie sistemiche, dalla violenza che strappa la dignità ai corpi e ai sogni.
In particolare, penso alla Palestina, a Gaza, a chi resiste con le parole, con la cura, con lo sguardo. Perchéla speranza non è un’astrazione, ma un atto radicale di ricerca, di tenerezza ostinata.
Ti cercherà, o Dio,
per le strade della città ti cercherà.
Ti troverà a volte nel giardino
altre in una risata di bambini,
o tra i colori delle case.
E a Te, o Dio, spetta indicargli il cielo,
affinchè non ti cerchi in una città in fiamme.
Haidar al-Ghazali, giovane studente palestinese di 20 anni
«…un giorno potremo finalmente attraversare il Mediterraneo, noi e il nostro coetaneo al-Ghazali, e parlare di poesia con un passaporto alla pari».
Ringraziofra Piero Sirianniper l’opportunità di questo percorso di riflessione condivisa. È stato undono immaginato, nato forse da un’intuizione più che da un progetto strutturato, ma proprio per questo tanto più prezioso.
Lui, come guida, ha immaginato le domande. Io, con sforzo e dedizione, ho cercato di risponderecon rigore e con la mia prospettiva.
Desidero esprimere gratitudine allaPontificia Università Salesianaper l’esempio di rigore e di umanità. Ringrazio anche la comunità accademica dellaPontificia Università Antonianume ilMovimento Laudato sì, grazie ai quali ho potuto approfondirelo spirito e il testamento spirituale del magistero di Papa Francescoe la mia équipe di Lavoro dellaCaritas diocesana di Ugento Santa Maria di Leuca, che ha accompagnato questo cammino condividendo riflessioni e pratiche quotidiane.
Infine, grazie a chi — anche senza saperlo — mi ha insegnato cosa significacustodire, ascoltare, lasciare spazio.Questo testo è soprattutto un atto d’amore verso di loro.
Bibliografia essenziale
- Papa Francesco,Laudato si’, Libreria Editrice Vaticana, 2015
- Papa Francesco,Fratelli tutti, Libreria Editrice Vaticana, 2020
- Papa Francesco,Evangelii gaudium, Libreria Editrice Vaticana, 2013
- Paolo VI,Populorum progressio, Libreria Editrice Vaticana, 1967
- Giovanni Paolo II,Sollicitudo rei socialis, Libreria Editrice Vaticana, 1987
- Edward W. Said,Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Giulio Einaudi Editore, 1993
- Paolo Foglizzo, Mauro Magatti, “Il tempo della cura”, inAggiornamenti Sociali, n. 6-7, giugno-luglio 2025
- Tonino Bello,La carezza di Dio. Lettere spirituali, San Paolo Edizioni, 2014
- Poesie da Gaza, Il loro grido è la mia voce, Fazi Editore, 2025

