I giovani della Bel Espoir: simbolo di speranza e fraternità

Marianna Mariello
Rita Imperato
La serata si è aperta con l’accoglienza ufficialepresso l’antica pescheria inPiazza del Ferrarese: musica, intrattenimento e presentazione dell’iniziativamed25e del percorsoRavenna-Bari, durante i quali sono stati condivisiesperienze e storie.
Successivamente l’evento è proseguito con unaNotte di Culto Ecumenico, dalle 20:00 alle 22:00, sul piazzale antistante la parrocchia diSan Ferdinando, momento in cuipreghiera,riflessione comuneecantounivano voci e culture diverse sotto il segno dellapace.
L’appellodell’arcivescovo Satriano
Un invito forte e accorato allapace, in un tempo segnato daguerre e divisioni. È quello che lo scorso11 settembre, sul sagrato della parrocchiaSan Ferdinando, l’arcivescovo diBari-Bitonto, mons.Giuseppe Satriano, ha rivolto ai giovani della naveLa Bel Espoir, approdata in città come segno difraternitàericonciliazione.
L’incontro si è svolto in forma dipreghiera ecumenica, alla quale hanno partecipato voci provenienti da diversecultureereligioni, unite da un’unica invocazione:la pace nel mondo.

“Oggi più che maiabbiamo bisogno di levare insieme la voce verso il cielo, invocando lapacecome dono che ci supera, che non nasce dalla sola volontà dell’uomo, ma dallagrazia di Dio“
In una “cornice drammatica“, segnata dai venti di guerra che soffiano su più parti del mondo, il prelato ha denunciato la fragilità dellapace, continuamente minacciata quando “ildiritto all’esistenza dei popoliviene calpestato, quando ildiritto internazionaleviene ignorato e violato, quando l’indifferenzae laviolenzalasciano sul mare e sulla terra ilgrido dei poveri e degli innocenti“.
Speranza viva: la Bel Espoir come esempio

Al centro della riflessione, i giovani dellaBel Espoir, indicati dall’arcivescovo comesegno di speranza viva: “Con la vostra navigazione, con la scelta di stare insieme comecompagni di viaggio– ha detto – ci mostrate che lafraternitàe lacondivisionesono le vie privilegiate percostruire la pace. Non siete ingenui, siete coraggiosi: portate dentro di voi ilsogno di un mondo diverso…”
… La nave, il cui nome significavaBella Speranza, era descritta da Satriano come “unsegno profetico” e un vero e proprio “cantiere di fraternitàsul mare”, capace di trasformare ilMediterraneoda mare di separazione aspazio di incontro e riconciliazione.
In uno dei passaggi più toccanti, l’arcivescovo denunciava la deriva dell’umanità: “Stavano avvelenando i pozzi dell’umanità“, richiamandoimmagini biblichee mettendo in guardia dalla devastazione che laguerraportava con sé non solo sui territori, ma anche sullecoscienze.
Impegno concreto: dal Mediterraneo a Leuca
Proprio in questo scenario, Satriano ribadiva ilvalore profeticodei giovani dellaBel Espoir: “Ci ricordate che lapacenon è unsogno irraggiungibile, ma unaresponsabilità quotidianada assumere insieme”. Nel suo saluto finale, il vescovo evocava lavocazione storica e spiritualediBari, città che custodiva le reliquie diSan Nicola, “patrono che univa Oriente e Occidente”.
“Bari vi accogliein un grande abbraccio. La nostra città desiderava continuare ad esserecittà di pace, capace di custodire e moltiplicare isemiche stasera insieme seminiamo”

L’incontro si concludeva con un monito vibrante e universale: l’umanità avevafame di Dioe difraternità, direlazionicapaci di ridare il gusto delcamminare insieme. Si denunciava come ilconflittoche insanguinava laTerra Santa di Gesù— insieme a tutte leguerrein corso nel mondo — gridi, e gridi dentro ciascuno:basta. Ungridoche, dalMediterraneo, attraverso laBel Espoire i suoi giovani, si levava verso il mondo comeinvitoa non rassegnarsi, ma a continuare a credere e acostruire la pace.
Unapromessa futura
Noi giovani dellaDiocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, volontari delServizio Civile Universalein Caritas, eravamo 35, presenti alla manifestazione aBari, e ci impegniamo a fare nostri i valori e gli appelli espressi:pace,fraternità,accoglienza,dialogo.
Allo stesso modo vogliamo essere attori attivi nel fare delmare nostrumnon un confine, ma unponte tra culture, come era stato ribadito lo scorso14 agosto 2025, sul sagrato della Basilica diSanta Maria de finibus terrae, con la scrittura e la firma diCarta di Leuca 2025, “la forza dellemigrazione“.
Con questa convinzione, ci impegniamo anche noi come volontari e giovani della Caritas di Ugento-S. Maria di Leuca, a portare avanti questi ideali: affinché la speranza possa diventare azione, e il Mediterraneo possa davvero essere spazio di incontro, solidarietà e pace.
Tricase, 15-09-2025
Impaginazione a cura diAlex Longo

